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| >> Vacant Community |
15 maggio - 3 giugno |
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Massimo Vitali , Thomas Struth, Weng Fen, Philip Lorca di Corcia , Armin Linke, Joachim Koester , Phil Collins , Maja Bajevic, Anuschka Blommers & Niels Schumm, Stephen Waddell, Jeff Burton |
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A cura di Marianna Vecellio E’ una produzione FotoGrafia
La comunità è un insieme di persone unite tra loro da rapporti di varia natura. Le condizioni di aggregazione possono essere di genere linguistico, geografico, morale, sociale, un sistema facile per mettere insieme gruppi, all’interno di categorie ordinate da interessi e consuetudini comuni. A causa della globalizzazione che promuove la diffusione di stili e culture, il concetto di comunità sembra aver perso molte delle sue capacità esplicative. Da una parte il potenziamento dei mezzi di comunicazione, dall’altra l’accelerazione dei flussi di capitali producono un nuovo sistema sociale: un’ibridazione culturale che conduce alla nascita di nuovi rapporti tra il singolo, ormai sradicato dal territorio, e la massa. Si assiste ad una riorganizzazione dei rapporti sociali sulla base della compressione spazio-temporale e al generarsi di nuovi stili di vita, indotti anche dal diffondersi di modelli di vita massificati, che portano alla creazione di un sistema relativistico della realtà, privo di identità precisa.
Vacant Community intende mostrare l’immagine di una società sempre più omologata, che spingendo se stessa verso una fantasmagorica vacuità, si svuota irreparabilmente, rendendo il termine comunità privo di senso. La comunità diviene vacante poiché non è mediata da alcuna condizione di appartenenza radicata e solida. Vacant Community è una mostra sull’Occidente, un Occidente sui generis, che va dal Canada ai paesi dell’ex Jugoslavia, e sul rapporto che si innesca tra l’individuo, essere singolo e il sistema mondo, essere globale.
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| Massimo Vitali
E’ nato nel 1944 a Como. Ha studiato fotografia al London College of Printing. Alla fine degli anni Settanta intraprende la carriera di fotogiornalista, collaborando con diverse riviste in Italia e in Europa. A partire dal 1989 è stato direttore della fotografia in numerose serie televisive e pubblicità.
Dagli anni Novanta ha sviluppato una ricerca sulla fotografia di paesaggio dedicata al tema specifico degli spazi pubblici e del modo di trascorrere le vacanze degli italiani nei luoghi del divertimento di massa, che realizza con macchine fotografiche di grande formato.
Nel 1995 inizia a realizzare immagini per il progetto Spiagge, immagini di spiagge "urbane" incredibilmente ricche di dettagli, fatto che permette di indagare a fondo la realtà di ogni singola scena del reale. La sua ricerca si allarga quindi alle discoteche, le piazza, le piscine, luoghi pubblici di incontro. Ha partecipato a numerose esposizioni collettive e individuali.
Attualmente vive e lavora a Lucca.
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| Thomas Struth
Thomas Struth nato a Gelden, nel 1954, ha studiato pittura sotto la guida di Gerhard Richter e fotografia con Bernd Becher all’Accademia dArte di Dusselford. Le sue immagini, dalle primissime foto in bianco e nero alle immagini che ritraggono i musei, alle foreste e i ritratti, spesso stampate in grandi formati per installazioni hanno ricevuto grandi elogi dalla critica darte e fotografica internazionale fin dalla sua prima personale a New York 1978. La sua ultima mostra Pergamon, è una riflessione sull’importanza dei classici e sul valore storico delle radici per il formarsi della nostra identità culturale. Le sue fotografie, da una parte riflettono la ricerca dell’eleganza e della raffinatezza formale, dall’altra dell’impersonalità e neutralità dell’oggettività scientifica nella rappresentazione del contenuto.
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| Weng Fen
Weng Fen nasce a Hainan nel 1961, in Cina. Nella serie artistica di Fen “On the wall”, il muro, segno critico dal quale guardare il mondo e riflettere, diventa un elemento per compiere un’analisi critica sulla realtà contemporanea cinese, così rapidamente in sviluppo e tuttavia priva di un proprio carattere architettonico. L’artista racconta: “In ogni città cinese puoi vedere lo stesso muro. L’università dove vivo è circondata da un lungo muro che la separa dalla città. Allo stesso modo il luogo dove lavoro è separato dal resto dell’università da muri, così da divenire luogo indipendente. Talvolta ho un desiderio di uscire, desiderio che è un misto di curiosità e paura”
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| Philip Lorca di Corcia
Philip Lorca di Corcia nasce a Hartford in Connecticut nel 1953. Comincia nei primi anni ’80 a ritrarre la sua famiglia e i suoi amici. Dopo essersi diplomato all’università di Yale, New York, collabora con diverse riviste di moda, distinguendosi per uno stile artificioso, quasi cinematografico. Concentra la sua attenzione sui dettagli e sulla luce, costruendo locations come set cinematografici e dirigendo i personaggi che sceglie con accuratezza prima dello shooting, come un regista farebbe con i suoi attori. La sua ricerca prosegue con lo studio della gente nelle grandi città: Tokyo, New York, Berlin, Mexico City. Egli osserva la realtà con occhio cinico e consapevole. Trasforma i suoi personaggi in celebrità cinematografiche utilizzando l’istantaneità dei fotografi di strada e l’artificiosità dei fotografi di cinema e moda. Monumentalizza i suoi soggetti, comuni turisti, cittadini, adolescenti, etc, svelandone gli stati d’animo, espressione di uno stato che rivela il sottile confine che oggi esiste tra intimità, intesa come spazio del privato e senso della comunità.
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| Armin Linke
Nato a Milano nel 1966, Linke è uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea. Dedica da alcuni anni la sua ricerca all’indagine degli interventi di trasformazione dell’uomo sulla terra, componendo un archivio di oltre 15.000 immagini. Tra le mostre recenti si ricordano le partecipazioni a: Limmagine ritrovata al Museo Cantonale dArte di Lugano; Side Effects alla Triennale di Milano; Cities on The Move, presso la Hayward Gallery di Londra e il PS1 di New York nel 1999; la Biennale di Sao Paulo nel 2002; la Biennale di Tirana nel 2001; la Biennale di Architettura di Venezia nel 2000. Oggi la Galleria Civica di Modena gli dedica una grande retrospettiva.
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| Joachim Koester
Il lavoro di Joachim Koester indaga i disparati aspetti delle comunità in rapporto con i luoghi. Con entrambi i lavori Christiania e Row Housing affronta il tema della memoria del luogo, che diventa non-luogo, grazie al passaggio e all’azione di differenti componenti capaci di trasformarne le caratteristiche. Se da una parte nell’isola di Cornwallis nel Canada Artico, il passaggio di antichi viaggiatori lascia il posto a comunità eschimesi, Christiania, prima base militare poi comunità hippy, diviene territorio di conflitto.
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| Phil Collins
Sbocciato nel 2000 a “Manifesta 3”, in Slovenia, e conosciuto per aver partecipato nel 2001 alla Biennale di Tirana; indaga la dimensione del luogo, fulcro della sua poetica intellettuale. Nel lavoro Becoming more like us, Collins porta il nostro sguardo a riflettere sulle generazioni più giovani dei sobborghi di Belgrado. Mentre la metropoli serba si occidentalizza, i giovani stanno sempre più diventando simili a noi... Collins riflette sul concetto di altrove, in termini talvolta politici, talvolta antroposociali.
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| Maja Bajevic
La giovane artista bosniaca racconta la propria terra: la Bosnia-Erzegovina, una delle aree geopolitiche meno identificate dell’Europa del terzo millennio. Lo sradicamento, la perdita della propria casa, una vita divisa tra due dimensioni spazio temporali, senza reale appartenenza ad alcuna di esse, sono i temi trattati dall’artista.
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| Anuschka Blommers & Niels Schumm
Diplomati alla Rietveld Academy di Amsterdam, vincono nel 1998 il premio per la fotografia del Festival Internazionale d’Hyeres. Il duo olandese attivo dal ’96 è annoverato nelle principali mostre di fotografia di moda e tra i maggiori fotografi del settore: invitato a partecipare a numerose mostre collettive, come Archeology of Elegance – 20 Years of fashion photography, e Chic Clicks, mostra itinerante in Europa –, il duo si è distinto per il suo stile pulito, tipicamente olandese e naturale, che si inserisce bene nel filone, Corinne Day, Juergen Teller, Wolfang Tillmas. La serie dei Potraits esposta nel dicembre 2001 alla Torch gallery, rientra in maniera esemplare nel progetto Vacant Community.
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| Stephen Waddell
Nato a Vancouver, Canada nel 1968, dove nel 1994 termina i propri studi d’arte presso la MFA University of British Columbia, Vancouver, Canada. Formatosi come artista figurativo, Stephen Waddell utilizza contemporaneamente la pittura e la fotografia come strumenti espressivi della propria ricerca artistica. Il suo lavoro ha da sempre avuto a che fare con “l’arte della descrizione” che attraversa la storia dell’arte. Dal 1977 vive e lavora tra Berlino e Vancouver e partecipa a mostre ed esposizioni in Europa e in Canada. Investiga il tema della descrizione, riportando gli attimi comuni del quotidiano con lucidità e realismo.
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| Jeff Burton
Burton nasce in California nel 1963. Frequenta il California Istitute of the Arts. L’artista lavora fotografando e in un certo senso investigando il mondo della pornografia, in modo particolare maschile ed omosessuale. Da tutto il suo lavoro si evince uno straordinario ritratto di una comunità per così dire negletta. Con esso l’artista arriva a definire un paesaggio, Los Angeles, inedito e soprattutto dimenticato. Paesaggio quindi di una città che accoglie proprio una comunità – non- comunità realmente vacante.
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